Il gioiello come dono: promesse, nascite e legami nella storia

Dall'anello di ferro dei Romani alle spille scozzesi: perché regaliamo gioielli nei momenti che contano.

19/10/2026

L'anello della promessa nell'antica Roma

Nell'antica Roma il fidanzamento si suggellava con l'anulus pronubus, l'anello che il futuro sposo consegnava alla promessa sposa durante gli sponsalia. Plinio il Vecchio ricorda che ai suoi tempi si mandava ancora un anello di ferro senza gemma: era un segno di impegno, non di ricchezza. Più tardi arrivò l'oro, e con l'oro le fedi incise con due mani strette. Era la dextrarum iunctio, il gesto con cui gli sposi sancivano il patto davanti ai testimoni. L'anello si portava all'anulare sinistro perché, come riferisce Macrobio, si credeva che da quel dito partisse un nervo diretto al cuore. Da quella Roma riparte, con un linguaggio di oggi, la collezione Roma: un dono che porta con sé l'idea antica di una promessa resa visibile.

Roma
Roma

Il nodo d'Ercole, un augurio da sciogliere

Il giorno delle nozze la sposa romana portava in vita una cintura di lana chiusa dal nodus herculaneus, il nodo d'Ercole, che solo lo sposo poteva sciogliere. Il nodo augurava fertilità e proteggeva la sposa. Lo stesso motivo compare nei diademi e nei bracciali d'oro ellenistici, dove due capi si intrecciano e non si capisce dove comincino. Da allora il nodo è rimasto nel lessico dei sentimenti: in inglese sposarsi si dice «tying the knot», in italiano parliamo di legami e di vincoli. Regalare un nodo vuol dire dichiarare qualcosa senza bisogno di spiegarlo. La linea Nodo Royale riprende questa grammatica antica in forma essenziale, da indossare ogni giorno come un promemoria discreto di un legame scelto.

Roma
Roma

Le spille d'amore del Royal Mile

A Edimburgo, fino alla demolizione del 1817, le luckenbooths erano addossate alla cattedrale di St Giles, lungo il Royal Mile: botteghe che si potevano chiudere a chiave. Lì gli orafi vendevano piccole spille d'argento a forma di cuore, spesso doppio e sormontato da una corona, che i giovani scozzesi regalavano alla fidanzata. Dopo il matrimonio la spilla cambiava funzione: si appuntava sullo scialle del primo figlio per proteggerlo dal malocchio. Pochi oggetti mostrano così bene come un dono passi di mano in mano e accumuli significati. La collezione Edimburgo guarda a questa tradizione nordica. Pin Me Up ricorda invece che una spilla, prima di essere un ornamento, è un gesto: fissare, trattenere, dichiarare.

Nodo royale
Nodo royale

Il corallo dei neonati nel Sud

Nel Sud Italia il primo gioiello arriva spesso con la nascita. Nonne e madrine regalano un rametto o un cornetto di corallo rosso, da appendere alla culla o da legare al polso del neonato. L'usanza è antichissima: già Plinio scriveva che i rametti di corallo legati ai bambini li proteggevano. In Calabria, terra affacciata su due mari, il dono si accompagna a gesti e formule tramandati in famiglia. Il ciondolo poi resta per anni nel portagioie, accanto alla medaglietta del battesimo. Non conta il valore del materiale ma la mano che lo consegna. Con questo spirito nasce I Love Calabria: un regalo che parla di radici e di appartenenza, pensato per chi porta con sé la propria terra anche quando è lontano.

Roma
Roma

Un bracciale che cresce con la famiglia

Nell'Ottocento la regina Vittoria fece del bracciale con ciondoli un diario di famiglia. A ogni nascita, anniversario o lutto aggiungeva un pendente, a volte un medaglione con una ciocca di capelli dei figli. La moda si diffuse in tutta Europa e lasciò alla gioielleria un'idea semplice: un dono può crescere nel tempo, anello dopo anello, come una storia scritta a più mani. Il bracciale passava agli eredi, e con lui la memoria di chi lo aveva composto. Da qui partono Family, dedicata ai legami tra genitori, figli e fratelli, e Chain, dove la catena diventa la metafora della continuità. Per scegliere il prossimo dono si può cominciare da tutte le collezioni: scopri BYS bijoux.

← Tutti gli articoli del Magazine