Il nodo di Ercole, dalla cintura della sposa all'oro
Il nodo piano, due anse che si stringono l'una nell'altra, è tra i motivi più antichi dell'oreficeria. Gli orafi ellenistici lo ponevano al centro di diademi e bracciali, e Plinio il Vecchio riferisce la credenza che una ferita fasciata con il nodo di Ercole guarisse più in fretta. A Roma lo stesso intreccio chiudeva la cintura di lana della sposa, e scioglierlo spettava al marito la sera delle nozze. Era dunque insieme amuleto e promessa: un nodo che protegge e che lega due persone. Questa doppia natura, fra protezione e legame, è la radice di molti gioielli d'ispirazione classica, e si ritrova nello spirito della collezione Roma.

Il nodo d'amore di Casa Savoia
Nel 1362 Amedeo VI, il Conte Verde, fondò l'ordine cavalleresco che sarebbe diventato quello della Santissima Annunziata. Sul collare comparivano il motto FERT e un nodo a forma di otto, detto nodo d'amore o nodo Savoia. I marinai lo conoscono come nodo d'arresto: non stringe nulla, impedisce soltanto alla cima di sfilarsi. È forse per questo che l'araldica lo ha scelto come emblema di fedeltà: un legame che tiene senza serrare. Da allora il doppio occhiello è passato dai collari di corte ai ricami, alle divise, ai gioielli sentimentali dell'Ottocento. La collezione Nodo royale riprende proprio questa linea continua, che si chiude su se stessa senza mai spezzarsi.

La spilla: dalla fibula al brevetto del 1849
Per millenni gli abiti si sono chiusi con la fibula, un ago di bronzo con molla e staffa che gli archeologi usano ancora oggi per datare le sepolture. Nel 1849 il newyorkese Walter Hunt ne brevettò la versione moderna: un solo filo metallico, piegato a formare la molla e la protezione della punta. Si racconta che cedette i diritti per quattrocento dollari. Oltre un secolo dopo, il punk londinese degli anni Settanta la appuntò su giacche e magliette come segno di rottura, e nel 1994 un abito nero di Versace, tenuto insieme da grandi spille dorate, la portò nell'alta moda. La collezione Pin Me Up nasce da questa lunga storia.

Edimburgo e la spilla del kilt
Chi passeggia lungo il Royal Mile nota presto un dettaglio: sul lembo esterno del kilt, in basso, è appuntata una spilla. A differenza di quanto si crede, non unisce i due teli del tessuto, perché li strapperebbe al primo passo: serve soltanto a dare peso al lembo, perché il vento non lo sollevi. Una tradizione molto ripetuta, ma non documentata, ne attribuisce l'idea alla regina Vittoria. Di certo quella spilla è diventata un piccolo spazio di identità, decorato con cardi, spade, stemmi di clan. Tartan, metallo e misura sono il vocabolario a cui guarda la collezione Edimburgo, dove l'ornamento conserva sempre una funzione.

La catena e i nomi delle sue maglie
Una catena si riconosce dalla maglia, e i nomi italiani delle maglie raccontano da dove vengono. La grumetta prende il nome dal barbazzale, la catenella che passa sotto il mento del cavallo: anelli ritorti e appiattiti, fatti per stare distesi. La marinara riprende la catena dell'ancora, con la traversa che impedisce agli anelli di deformarsi. La veneziana, a piccoli cubi, è legata alla tradizione orafa lagunare. Sono soluzioni tecniche prima che estetiche, e ciascuna dà alla catena un peso, una caduta e una luce diversi. La collezione Chain lavora su questa grammatica, in cui il disegno coincide con la struttura.
Gioielli che parlano di legami
Fra Sette e Ottocento i gioiellieri inglesi e francesi inventarono un codice discreto: gli anelli acrostici, in cui le iniziali delle pietre componevano una parola. Rubino, smeraldo, granato, ametista, rubino, diamante formavano REGARD, cioè stima e affetto. Negli stessi anni si diffusero i medaglioni apribili, che custodivano un ritratto in miniatura o una ciocca di capelli. Il gioiello diventava così un oggetto privato, comprensibile solo a chi lo donava e a chi lo riceveva. È la stessa idea che guida la collezione Family, pensata per i legami di ogni giorno. Per ritrovare nodi, spille e catene nelle loro forme attuali, il percorso comincia dalla tutte le collezioni.